Friends with benefits
La politica estera aggressiva di Donald Trump ha avvicinato Unione Europea e Canada come mai prima. E c’è chi pensa a un clamoroso ingresso nell’UE
Ciao, io sono Vincenzo Genovese, questa è Spinelli, la newsletter settimanale di Will che racconta l’Unione europea da Bruxelles.
Questa settimana cominciamo però da Yerevan, in Armenia, dove si è tenuto il vertice della Comunità Politica Europea. La CPE è un forum internazionale che riunisce tutti i Paesi del continente tranne Russia e Bielorussia, un consesso pensato per migliorare la cooperazione fra i Paesi dell’UE e gli altri. In mezzo ai capi di Stato e di governo europei, però, c’era anche Mark Carney, il primo ministro del Canada. Non una presenza casuale.
Il Mario Draghi del Canada
Carney è stato senza dubbio la star dell’incontro.
“È mia ferma convinzione che l’ordine internazionale verrà ricostruito, ma verrà ricostruito a partire dall’Europa”, ha detto durante il suo intervento, invocando un futuro comune tra il Canada e l’Europa.
Studente modello di economia a Harvard e Oxford, governatore della banca centrale canadese dopo un lungo periodo a Goldman Sachs, poi primo straniero a guidare la Bank of England, Carney si è costruito una solida reputazione da pragmatico tecnocrate prima di buttarsi in politica.

Una sorta di Mario Draghi canadese, sceso in campo nel 2025 dopo le dimissioni di Justin Trudeau per salvare il Partito Liberale canadese dal calo nei consensi.
Da primo ministro è subito finito nel mirino dell’amministrazione statunitense, particolarmente aggressiva nei confronti del Canada, che secondo Donald Trump dovrebbe diventare prima o poi il 51esimo Stato degli Stati Uniti.

La guerra commerciale cominciata prima del suo insediamento, con dazi reciproci al 25% fra i due Paesi, si è allargata ai settori dell’acciaio, dell’alluminio e dell’automotive con misure destinate a colpire duramente l’economia canadese.
Carney ha adottato una linea ferma, criticando i dazi ma senza eccedere in provocazioni ed evitando un’escalation.
Il risultato, secondo un’analisi di Reuters, è che i dazi statunitensi nei confronti del Canada sono ancora in vigore, ma grazie ad accordi specifici ed esenzioni circa l’85% delle esportazioni canadesi entra ancora negli Stati Uniti senza tariffe, cosa che ha permesso al Paese di evitare la recessione l’anno scorso.
Intanto Carney ha diversificato il commercio, giocando anche di sponda con la Cina, a cui ha abbassato le tariffe sulle importazioni di auto per ottenere in cambio basse imposte doganali sull’olio di colza, una strategia che molti nell’UE vorrebbero imitare.
Al di là delle sue capacità negoziali e delle sue competenze in campo economico, il primo ministro è molto apprezzato in Europa perché si presenta come l’esatto opposto di Trump.
Auspicando un ordine globale basato sulle regole e lodando Stato di diritto, democrazia e pluralismo, il primo ministro canadese contesta la narrazione trumpiana di un mondo “transazionale”, in cui le grandi potenze fanno accordi vantaggiosi fra loro a discapito dei Paesi più deboli.
In un discorso tenuto al Forum Economico Mondiale di Davos, Carney ha sostanzialmente proposto una coalizione di potenze di medie dimensioni per contrastare lo strapotere di Stati Uniti e Cina.

Un amore impossibile, ma restiamo amici
Nell’ultimo anno, le affinità fra Canada e Unione europea sono aumentate proprio a causa del bisogno comune di fronteggiare l’aggressività di Trump, che oltre al Canada prima o poi vorrebbe annettere pure la Groenlandia (come vi avevamo raccontato in questo numero di Spinelli) e utilizza i dazi commerciali come arma contro Bruxelles esattamente come contro Ottawa.
Anche per questo Unione e Canada stanno rinforzando la loro partnership commerciale, che poggia su un accordo di libero scambio chiamato CETA, che ha rimosso il 99% delle tariffe doganali sui prodotti europei importati in territorio canadese, e viceversa.
Ottawa e Bruxelles hanno pure firmato un partenariato sulla sicurezza e la difesa, ma il risultato più significativo per il governo di Carney è la partecipazione al programma SAFE, uno degli strumenti del piano di riarmo varato dalla Commissione europea a marzo 2025.
SAFE mette a disposizione degli Stati dell’UE 150 miliardi di prestiti, da utilizzare per modernizzare i propri eserciti e sistemi di difesa. Le componenti militari acquistate però devono provenire per almeno il 65% da Paesi dell’Unione, più Ucraina, Islanda, Norvegia, secondo una clausola detta “made in Europe” e pensata per finanziare la crescita dell’industria della difesa europea.
Fra i Paesi di provenienza degli armamenti ammessi dalla clausola è stato aggiunto a dicembre 2025 il Canada, grazie a un accordo che prevede un contributo di dieci milioni di euro al piano.
Tutta questa sintonia ha portato qualcuno a chiedersi se sia possibile far entrare il Canada nell’Unione europea, anche perché secondo alcuni sondaggi la cosa non sembra dispiacere né ai canadesi, né agli europei.

C’è chi l’ha detto quasi per scherzo, come il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot durante una conferenza a Berlino: “Nove Stati sono candidati all’ingresso nell’UE. Altri potrebbero aggiungersi. Magari il Canada, a un certo punto”.
Anche il primo ministro finlandese Alexander Stubb avrebbe suggerito a Carney di pensarci durante una corsa in un parco di Londra, non è dato sapere con quale dose di ironia nella voce.
Ma c’è anche chi l’ha presa sul serio. L’eurodeputato tedesco Joachim Streit del gruppo Renew Europe ha chiesto formalmente alla Commissione europea se non sia il caso di permettere l’ingresso dei canadesi.
Streit considera il Canada “europeo” a livello politico, linguistico, culturale e storico, condizioni che gli dovrebbero garantire quantomeno la possibilità di fare richiesta di adesione.
Ma la risposta è stata secca, e si basa sull’Articolo 49 dei Trattati europei, che sancisce chi è ammissibile nell’Unione e chi no.
“Il Canada è uno dei partner più stretti e di più lunga data dell’Unione europea. Il rapporto si fonda su valori condivisi ed è caratterizzato da profondi legami storici, culturali, politici ed economici”, scrive l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri Kaja Kallas.
Tuttavia, non può essere definito uno Stato “europeo”, e quindi secondo le regole non può far parte dell’Unione. Una posizione ribadita in un’audizione al Parlamento europeo anche dalla commissaria all’allargamento Marta Kos, con un sorriso divertito.
Questo matrimonio non s’ha da fare, almeno per ora. Ma Canada e Unione europea sono sempre più friends with benefits.
Altre cose successe in Europa questa settimana 🇪🇺
In Romania è caduto il governo guidato da Ilie Bolojan, del Partito Nazionale Liberale di centro-destra, dopo che i suoi alleati del Partito Sociale Democratico hanno votato a favore di una mozione di censura. Il prossimo esecutivo, comunque, dovrebbe prevedere un’altra coalizione fra conservatori e socialisti.
Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo per semplificare le regole riguardanti l’intelligenza artificiale, di cui vi avevamo parlato in questo numero di Spinelli. Tra le novità, la messa al bando dei sistemi di AI per la generazione di contenuti sessuali non consensuali.
Gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro di 5mila militari dalla Germania, in quella che sembra una risposta di Donald Trump alle critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz per la guerra lanciata contro l’Iran.
La Commissione europea ha presentato una strategia anti-povertà, con l’obiettivo di eradicarla nei Paesi dell’UE entro il 2050. Al momento quasi 93 milioni di europei sono a rischio di povertà o esclusione sociale.
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Canada nell'Unione Europea sarebbe interessante